Sofia della città, al limite del pomerium e all’incrocio

Sofia Martinello IIF Gruppo: Chiesa di Santa Sofia”Il sito di Santa Sofia”IntroduzioneLe complesse vicende storiche e costruttive della chiesa di S.Sofia hanno alimentato una abbondante letteratura in merito alle sue “mitiche origini”.Padova era in contatto con Roma fin quasi dalle origini di questa e diventa Municipium tra il 49 e i 42 a.C. con la Lex Iulia Municipalis. Giulio Cesare le concesse tale titolo come premio per essere stata dalla sua parte, contro Pompeo e Crasso, nella guerra civile. In questo periodo Padova era la città più importante dopo Roma e Cadice e divenne parte della X Regio che aveva come capitale la colonia romana di Aquileia cui era collegata dalla via Annia.In età romana la zona nelle vicinanze dell’odierna S.Sofia era altamente popolata perchè situata nella zona orientale della città, al limite del pomerium e all’incrocio tra le principali vie della città con la via consolare Annia (Adria-Aquileia) (fig.1, 2a e 2b).  In occasione di scavi condotti a più riprese nel novecento, in questa area sono emersi molti materiali. Con l’analisi dei materiali e delle tecniche costruttive sono state identificate le strutture in muratura di due edifici risalenti ad epoca romana.Primo edificio (I sec. d.C.)Durante gli scavi del 1935 sul lato destro della chiesa è emerso un muro lungo 7 metri con spessore 1,50/1,70 metri (fig.3), probabilmente appartenente a una domus e uno dei mattoni aveva il marchio “C.Criton” indicante il proprietario della fabbrica e la provenienza locale delle maestranze attive nel I sec. d.C.Tra il 1951-58 gli scavi estesi anche alla zona circostante della chiesa portarono alla luce delle pietre di pavimentazione stradale romana (basoli) che fecero ipotizzare la presenza di un piazzale antistante l’edificio cui apparteneva il grosso muro trovato in precedenza (fig.4).Secondo edificio (I-II sec. d.C)Potrebbe risalire invece alla fine del I secolo e all’inizio del II, il grande edificio individuato sempre durante gli scavi degli anni ’50. Infatti sotto la navata centrale e meridionale della chiesa sono state individuate le fondazioni di tre muri: due paralleli di spessore 70 centimetri e perpendicolare ad essi un muro di spessore maggiore, che delineano tre ambienti di forma rettangolare allungata (fig.5)Nella cripta è stata trovata una grande lastra di pietra con foro centrale che secondo alcuni studiosi è la lastra sacrificale di qualche culto pagano mentre secondo altri è la copertura della fossa trovata nelle vicinanze della chiesa, colma di corna di bue (fig.6).Ad avvalorare l’ipotesi archeologica di due edifici romani nell’area della chiesa di S.Sofia ci sono anche fonti letterarie medievali. Guglielmo Ongarello nella sua “Cronaca” del 1446 scrive che nell’area in cui fu costruita l’abside di S.Sofia sorgeva  la domus di Vitaliano, importante personaggio romano che si sarebbe convertito al cristianesimo e sorgeva anche un tempio pagano dedicato ad Apollo: S.Prosdocimo, iniziatore del cristianesimo patavino, lo distrusse e dedicò il nuovo edificio sacro “alla Sapienza di Dio in greco Sofia”.La cronaca medievale descrive quindi una domus e un luogo di culto che sorgevano nello stesso contesto urbano dove ora sorge S.Sofia. Molti elementi fanno pensare ad un culto di provenienza orientale perchè sotto la denominazione di Apollo si celano altri culti iniziatici legati al sole e all’idea di rinascita come quello di Mitra, il Dio Invitto. Il rito del dio Mitra prevedeva il sacrificio di tori i cui resti venivano posti in fosse situate nelle vicinanze del tempio che doveva essere un luogo segreto e privo di luce. Questo culto era largamente praticato in ambito militare e per questo le sedi religiose si trovavano in luoghi periferici della città, lungo le vie percorse dalle legioni (Annia e Altinate).Ma quando nasce Santa Sofia?Un documento datato 19 febbraio 1123 (Codice diplomatico padovano) è fondamentale: in esso Sinibaldo, vescovo di Padova, ricordava con rammarico che al momento della sua elezione episcopale (1106-7) S.Sofia versava in un penoso degrado e per porvi rimedio era stato iniziato un nuovo cantiere che avrebbe dovuto renderla grandiosa ma purtroppo per mancanza di fondi tutto si era interrotto. Quindi della S.Sofia più antica non rimangono tracce se non le parole di rimpianto del vescovo. La chiesa che oggi si vede non è una realizzazione unitaria ma è il risultato di una serie di rifacimenti iniziati e non terminati già prima dell’anno Mille, ripresi verso la fine dell’ XI secolo e poi, agli inizi del XII.Terminata verso la fine del XII secolo, la chiesa ricevette il suo campanile solo nel XIII secolo.